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atomi che esplodono in attimi
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29/10/2005 E rieccomi qua. Finalmente ho un po' di tempo per me. Son mancato qualche giorno e mi scuserete davvero se non ho potuto rispondere ai vostri commenti...ma a volte capita che ci si ritrova immersi nel lavoro (oltre naturalmente all'Hermann che non è ancora ripartito per la Colombia) cosi' tanto da non poter piu' avere tempo per null'altro. Cmq sia spero che voi stiano bene ...e che avete passato giorni bellissimi e notti sensuali e profumate in questa ultima settimana di ottobre....:-)))
16/10/2005 Mi viene in mente una piccola poesia (non ne ricordo l’autore..azz..mi sembra Bramanti..ma non ne sono sicuro..mi scuserà cmq)…………. “Farfalle blu –e dolcezza di kaki- quando mi baci". Non c’entra niente..intendiamoci…ma mi viene in mente adesso…mentre..guardando oltre il cortile del mio ufficio..vedo due piante di kaki..pieni di frutti… nel guardino del mio vicino. Ha novantunanni G… lo conosco da quando mi son trasferito in questi locali..circa 16 anni fa’. Aveva una moglie.. R. che è mancata improvvisamente. Li ho sempre visti in giro per il giardino a lavorare..e quando uscivo in cortile anche solo per prendere due minuti di sole..col caffè in mano…Loro si avvicinavano al basso muretto… mi salutavano...e scambiavamo due chiacchiere. Lui in gioventù faceva il camionista …e conosce l’umbria ed anche il mio paese..per via del fatto che ai suoi tempi per arrivarci doveva fare delle strade incredibili. Lei era premurosissima..gentile..e come le donne minute e premurose di una certa età provocava in me un senso di dolce leggerezza. Ogni volta a fine novembre..primi di dicembre..mi regalava due confezioni di marmellata di kaki che faceva con le sue mani. Di solito le regalavo…e facevo felice qualcun altro (me ne sono pentito..come sempre a distanza di tempo). Ma guardando quelle piante colorate di speranza di frutti di kaki …ricordo con tristezza R. e la sua dolcezza. E ricordo anche l’anno scorso ..alla fine settembre/primi di ottobre…quando G. mi vide fuori nel cortile (lui che esce ormai raramente in giardino) e mi venne incontro con la sua lenta andatura. Mi avvicinai al muretto…e lui mi offri’ due kaki… con “Prendili -mi disse- non posso darti due “bocs” (vasetti) di marmellata perché ormai non li raccolgo piu’…e poi non saprei come farla. Prendi questi due kaki…so’ che R. ne sarà contenta..lassu’ dove mi guarda e mi aspetta”.. Piangeva G. e le sue lacrime scivolavano attraversando le sue mille rughe di uomo che ha già vissuto abbastanza. Li presi i due kaki…e mi scese una lacrima che nascosi soffiandomi il naso. Quando mi girai..lui se ne stava gia’ andando. “Grazie”..gli dissi…ma cosi’ piano che forse non era rivolto a lui..ma solo a chi poteva sentire il sussurro della commozione
15/10/2005 E’ da una carta geografica…che può iniziare il viaggio…e da un foglio..bianco..da sporcare con segni di riferimento ..la pianura…la curva della collina..la montagna da oltrepassare…il deserto da evitare…la foresta da attraversare…il mare in cui arrivare…E cosi’..continui ad indicare paesi nascosti..ruderi improbabili…città da sfiorare….ogni puntino un passo…mille sottolineature..mille sogni da realizzare. E’ una strada percorsa con la fantasia..si.. ma ti accorgi che già persino gli alberi hanno un nome…e i campi un colore…e le valli un umore… Ed ogni volta che ci posi lo sguardo..su quel foglio..ci vedi l’impazienza di partire…e distingui chiaramente una lingua sconosciuta....serie persone che ti osservano…nuovi amici che ancora non conosci. Tutto sommato..la vera magìa di un viaggio non è contenuta nel realizzarlo....ma nel progettarlo..nell’immaginarlo e..poi..nel raccontarlo.
Ci sono stati popoli che combattevano con armi affilate…ed altri che semplicemente parlavano. Ci sono stati popoli senza terra ed altri con troppa…ci sono stati popoli uccisi in casa propria…ed altri che uccidevano nella casa degli altri…ci sono stati popoli che per parlare al mondo sono stati costretti a morire..e ci sono stati popoli che hanno vissuto senza ascoltare. Da sempre ci sono stati popoli diversi…. Popoli che che hanno imposto..e popoli che hanno subìto.. popoli grassi di cibo e popoli magri di fame…popoli che hanno sprecato acqua e popoli assetati…Ci sono stati e ci sono ancora oggi….Noi apparteniamo ad uno di essi….e viviamo il solito presente..quello che non ha imparato nulla dal passato.. Ogni volta che ci guardiamo allo specchio..sapendo la verità.. abbiamo paura….La paura devasta la nostra mente...e ci scopriamo incapaci di guardare anche il presente ..che subito smette di esistere…ignorato e già dimenticato. Fra 100 anni qualcuno scriverà di un popolo ..(spero) ormai estinto: il popolo dei sordociechi distratti.
14/10/2005 Quel “dedicato ad una donna che soffre perché vorrebbe fuggire… ma ha paura di sbagliare ancora” molti mesi fa…diceva…..
E’ cambiato..nel tempo.. qualcosa che ha bisogno di storia ..e la tua storia mi hai raccontato..... conoscevi Udine..e non di sfuggita..vecchie memorie le tue, per niente sbiadite..hanno avuto ben tempo per ancorarsi ai tanti ricordi di un nitido quasi abbagliante.. terra di frontiera … terra straniera per una bimba vestita di sogni..ma quanta frontiera vissuta ! straniera ed accolta da terre in cui continuavi a restare la stessa straniera di sempre..anche adesso, in sardegna, la terra promessa con l’uomo che hai scelto…....Sei li’ quella senza radici e senza radici lo sei davvero..le hai lasciate sul Carso... in frontiera ...una terra spremuta di cuore graffiato...ingoiato forse da foibe ingorde di te e della tua giovinezza....e tu storia l'hai..e ne avevi di tante ...di belle e di sante e di maledette tutte comprese in quell'album che di te racconta la storia sui colli, le corse sui monti del Carso, del Grisa, di San Michele...e castelli incantati ..vissuti ed anche abitati..ora da fate , ora dall'orco, da re e da regine, da fiere… di musica nei parchi....e di fiori e di uccelli e spettacoli di luci e di suoni, ed ancora ..fucili e cannoni e ..santuari..supremi insulti alla vita..fiori di sangue infilati all'occhiello di tanti fanciulli in trincea come te..quando tu non eri ancora neppur venuta alla vita... Guardavi (ed immagini ancora) ..all'ombra del castello.. di fianco alla tua casa a picco sul mare… orizzonti d'azzurro di luce.. a Duino....questa eri tu ...ed ora rivorresti quel castello.. che spiasse il tuo corpo in movimento e i tristi pensieri di una donna che ha fallito del tutto scommettendo sull’uomo sbagliato (ma tu non potevi saperlo)... E’ pensi sorridendo che quel castello sia ancora assai compiacente di compiacerti.... ora che è più facile aprirti al cospetto di chi riconosce colei che torna a riprendersi tutto il piacere negato….forse è cosi’..forse….. massi’..torna a prendere la tua terra… Sara ...è un tuo diritto e questo pensiero ti appartiene....ne puoi fare un morbido sogno dove poterti adagiare… finalmente serena di tanto girare… e provare…e cercare… senza che nulla che davvero ti appartenga ti sia capitato di trovare....ma non aspettare... hai pianto abbastanza…non puoi piu’ appoggiarti a nessuno…. Fallo ora.. prima che troppo di lui ..resti dentro di te..quanto dentro può pensare di starti..... Vai...fuggi..è tempo ormai. 11/10/2005 Ho conosciuto raramente il dolore … per sopravvivergli mi è bastato smettere di sognare che fosse reale. Ho cercato spesso riparo fra braccia profumate di donne..ed ho imparato a crescere stando attento a non ferire e a non ferirmi. Ho seguito tutte le voci che mi accarezzavano e che mi hanno imprigionato nelle loro pause. Ho inseguito visioni che tali non erano….ed illusioni che non mi appartenevano…ho vissuto romanzi anche se non scritti per me. Ho incontrato mani che mi hanno portato nel loro letto e pugni che mi hanno scaricato davanti a parcheggi virtuali. Ho aspettato eroine pazienti e romantiche armate di stelle e pronte a fuggire lontano….ho guadato femmine calde che mi hanno imprigionato in correnti impetuose e avvolgenti…. Ho vissuto amori come uno squarcio di ragnatele sotto velluti di acquamarina….ho scoperto passioni totali tra i mille passi veloci di donne dai capelli mossi da venti violenti…ho provato la paura e sono stato salvato da corde di violino ….come barriere tese a decapitare la realtà…. Ho dovuto fingere a volte che le parole mi potessero bastare …per il terrore di perderle…. Ho trovato il coraggio di attendere i tempi giusti… ho corso dietro poche certezze nutrendomi di molte favole. …Ho sperato di ritrovare persi desideri …ho lottato per non cambiare. Ho carpito ogni attimo dei tragitti di battiti e di canti di luna contro scogliere trasparenti di vetro. Ho rinunciato da tempo ad incolparmi perchè continuo a vivere d’istinti… 10/10/2005 Ancora about words......Penso che le parole siano davvero ponti sospesi da..(o forse per)… attraversare. Immaginatele come paletti legati gli uni agli altri da piccole corde costruite di dolore..gioia.. di desideri.. di speranza…di sogni…. Una specie di ponte sopra il baratro del silenzio….un passaggio che attraversa l’uguale per porsi davanti alle altrui differenze…un passaggio per capire ed imparare dagli altri… perchè gli altri ci conoscano ed imparino qualcosa di noi. Che siano parole amare…amiche…vere e bugiarde….o parole felici.. rabbiose.. lucide o grigie…o ancora parole d’odio e di amore….non importa. Forse saranno inutili o troppe per qualcuno…ma di sicuro mai abbastanza per chi vuole attraversare il baratro. ..mai abbastanza per chi non si rassegna al fatto che sia finito il tempo delle parole che confortavano..consolavano..sanavano…o che sia da dimenticare il tempo in cui ci colpivano le parole avverse.. pungenti.. sgradite che ci provocavano improvvise strette al cuore.. ci facevano male… ma poi ci motivavano e ci spingevano fuori…allo scoperto o ci scatenavano dentro rari ed importanti pensieri. In realtà io credo che noi siamo fatti di parole.. Si..penso davvero che in fin dei conti siamo un infinito scambio di vocali e consonanti sussurrate o gridate…chiare o criptate…solari o buie. E credo anche che rischiamo il silenzio/vuoto in questo tempo di parole confezionate per il supermercato della vita del terzo millennio. Facciamo uno sforzo allora…perché credo sia arrivato il momento di ricominciare a parlare….sia arrivato il momento di usare le nostre personali parole..quelle che ci appartengono davvero. Quelle che possono essere capite senza indurre in errori. Quelle che sgorgano da una sorgente pura....non quelle che indolenti e numerose precipitano da una cascata artificiale. 08/10/2005 Ultimamente mi capita di trovarmi dalla parte del tavolo davanti a un pubblico venuto per ascoltare.
Qualcuno inizia… lo ascolto ..ma guardo anche la gente seduta davanti a noi. Le prime parole già mi deludono…in effetti non sono che luoghi comuni… banalità… concetti triti e ritriti. E mi domando quanto valga la pena ripetere cose che già si sanno. Ma mi colpisce anche quel tono sicuro e affabile di chi parla…che sembra qualcuno impegnato a proclamare verità inaudite. Ma forse..penso..proprio in questo consiste la inutilità delle parole: proporre verità ovvie come se fossero straordinarie….o constatare cose risapute per accaparrarsi un facile consenso. D’altronde le persone che ascoltano non sono forse più tranquillizzate dal fatto che tutto sia cosi’ normale da poterlo capire perché il tutto già si sa? E le parole vuote continuano a rimbalzare sulle pareti della sala.. sul pubblico a braccia conserte che annuisce ad ogni cambio di tono. Ma possibile che questa gente sia venuta qui per sentire questo…mi chiedo? Ma son davvero venuti qui..davanti a questo tavolo perché ci sentissero ripetere quanto sia importante…necessario.. giusto.. quanto già si conosce da sempre?. Io pensavo che stessimo lì.. davanti ai microfoni.. per presentare nuovi modi di pensare ..di agire… e quindi lì per far riflettere.. per mettere in luce aspetti poco chiari… per suscitare dubbi su certezze considerate tali senza mai averle approfondite… per dare e per cercare suggerimenti sul da farsi. Ma ..insomma..a che servono le parole vuote che sento? Cerco di capire le reazioni del pubblico… li fisso ad uno ad uno per vedere se si accorgono dell’inutilità delle parole che gli cadono addosso…Nulla..non vedo reazioni né entusiaste né deluse. E mi viene il dubbio allora che io stia sbagliando. Se le persone che siedono davanti a noi.. silenziose… volessero sentire proprio quelle parole? Se non cercassero altre certezze di quante già conoscono? Si..forse non sono venuti qui per portarsi poi a casa nuovi dubbi…. per approfondire il già pensato… per essere costretti ad ascoltare ipotesi che scalfiscano la superficialità dei loro e nostri luoghi comuni. O forse semplicemente è questo il modo giusto di parlare in politica: parlare senza dire nulla che rovini il sonno di chi ascolta. E così si continua a spargere parole vacue..senza confini precisi..a volte inutili..… Con esse cresce l’abitudine al vuoto.. in cui pericolosamente e inesorabilmente si perdono le parole "ricche"..piene di nuovi significati.. le parole che mettono in discussione il tutto... che inducono a riflettere..e aprono pericolose ma entusiasmanti porte su nuovi orizzonti. Hanno insistito tanto per farmi entrare in politica…spero solo che non mi costringano a ripetere le parole di sempre. Scapperei. Periodo di intenso lavoro…come avrete notato. Lavorare è pericolosissimo. No non parlo delle otto ore in ufficio o in fabbrica…parlo di quei lavori senza orari…come puo’ essere ad esmepio quello di una donna che deve badare alla casa…o di un consulente che deve aiutare a risolvere problemi improvvisi e gravi. Una rivista Giapponese tempo fa riportava una nuova definizione di ricchezza…che sconvolge il pensiero post-moderno. Asseriva che la ricchezza nella società attuale è proporzionale alla quantità di tempo libero che si possiede. Piu’ se ne ha..più si è ricchi. Sembra un paradosso..per noi abituati a pensare alla ricchezza intesa come aridi numeri di auto.. ville… barche…denaro…etc. In realtà… asserisce l’autore dell’articolo…accadrà tra breve che la ricchezza ..come la intendiamo adesso… sarà la prigione di molti uomini che spenderanno tutto il loro tempo libero per non perderla. C’è qualcosa che non capisco pero’…io non sono ricco eppure spesso devo spendere tutto il mio tempo libero per l’ansia di chi è ricco ma ha paura di perderla. E la mia figura non è stata presa in considerazione nell’articolo..che fo’ gli scrivo?;-))))) PS (Ultimamente mi si è dato (esagerando troppo) addirittura del “Guru” . Beh allora vi dirò che “Guru” non è un titolo o una qualifica. Guru indica un rapporto. Per cui una persona è guru per i suoi discepoli..non per tutti. “Guru” è una parola indiana..una bella parola..ma che naturalmente trasportata in Occidente ha perso la magìa. “Gu” in sanscrito significa “tenebra”, “ru” vuol dire “cacciare…disperdere”. Per cui il guru è colui che scaccia la tenebra (mentre a me la tenebra piace un sacco eh);-))) Un “Guru” poi veste sempre d’arancione per ricordare il colore della fiamma che risplende nell’oscurità, la forza del fuoco che consuma la materia (ed io invece non vesto mai d’arancio;-))) Quindi non chiamatemi Guru…al massimo chiamatemi al cellulare;-))) PSPSPSP.. a proposito anche “amore” deriva dal sanscrito ce lo sapevate? Infatti “a-more” in sanscrito significa “ciò che non muore”. 05/10/2005 Tagore…il grande poeta bengalese (lo conoscete vero?) in una notte su una barca…quando il vento spense tutte le candele … scrisse una delle sue più belle poesie: La bellezza era tutta attorno a me Ma il lume di una candela ci separava. Quella piccola luce impediva
alla bella, grande luce della luna di raggiungermi. 04/10/2005 Ci sono dei giorni in cui viene la voglia di mettersi in viaggio. Un viaggio in cui la mèta non è un luogo fisico ma un posto della mente, uno stato d’animo, una ricerca di pace con sè stessi ed un passo deciso verso il mondo che desideriamo. E’ li’ ..sospetto..in quella dimensione.. la vera medicina per i diversi mali ..fisici o psicologici..che affliggono ogni giorno l’umanità. Ci sono dei giorni in cui si mette da parte ciò che si è stati e ci si ritrova a non intendere piu’ come misura di grandezza o di semplice rispettabilità..ciò che abbiamo fatto o non fatto in passato.. Ci sono dei giorni in cui preme la voglia di parlare al presente…perché stanchi di ciò che è passato. L’identità vissuta è un congegno delicato…richiede una continua manutenzione..deve essere lucidata spesso..rinvigorita..coltivata ogni attimo. Dell’identità va faticosamente curato ogni aspetto: la pettinatura…il vestito..il modo di presentarsi…di telefonare…di stringere e mantenere contatti..di rispondere agli inviti: è così che gli altri ti vogliono…perché solo cosi’ ti riconoscono incondibilmente. “Vali quel che vale la tua ultima azione” ci dice questa società. E noi ci impegniamo fino allo spasimo perchè ogni nostra azione sia sempre migliore di quella precedente. E’ cosi’ che si arriva all’ossessione. Il tutto poi per mantenere un NOME. Molto…pensateci su..è riferito al nome: il nome nella lista dei promossi…degli ammessi…dei vincitori..dei passeggeri…il nome del responsabile..dell’assassino…dei presunti colpevoli…i nomi dei candidati…dei trombati..deglis comparsi..dei viaggiatori…etcetcetc…Sempre il nome..sempre un’identità. Che fatica!!! Ma ci son dei giorni in cui niente vogliamo che conti..tutto il vissuto deve essere messo da parte e bisogna partire. Ed immergersi in questo inusuale viaggio… andare avanti..cominciare finalmente a cercare dimensioni che non si sa esattamente cosa siano. E’ questo il punto…perché se si sapesse cosa cercare si rimarrebbe sempre nel conosciuto e non si scoprirebbe nulla di nuovo. Ed è così che arrivano i giorni in cui quello che un tempo ci era parso importante e drammatico…non sembra più tale e l’esserci corso dietro con tanta determinazione… l’averci magari sofferto…per qualche attimo …ci farà semplicemente sorridere.
03/10/2005 Da quel giorno lei fu la “ragazza del castagno”. Una stazione di una città sconosciuta..all’uscita di un sottopassaggio nascosto.. lei. La fila in autostrada.. una tangenziale inusuale…la domanda ad un benzinaio e poi…man mano che mi avvicinavo..ai passanti…io. E poi sali’ in auto e tutto il resto del mondo diventò silenzioso…anzi semplicemente inesistente. Le 10.30 di un mattino che da qualunque diventa unico.. e nessun posto dove andare…Difficile persino uscire dalla piccola città…perché lei ogni tanto mi afferrava e mi baciava. Poi finalmente la pianura..una strada laterale… un accesso ad una gruppetto di case coloniche apparentemente disabitate. Entrai..e mi fermai…la danza dei baci e delle carezze iniziò da subito. La stretat strada davantti a noi si rivelò trafficata…un’auto passava e ripassava da dietro la casa colonica…il cellulare squillava ogni tanto… ma più di tutto chi sottolineava i baci feroci erano le belle e grandi castagne che cadevano…. con tonfi diversamente ritmati sull’auto… da un albero proprio sopra di noi. La prima volta avemmo quasi paura…il “tacccccc c c c” ci sorprese a metà di un bacio umido..mentre le mie mani si erano impossessate dei suoi piccoli e bellissimi seni (sospetto che fu’ in quel momento che le lasciai quel piccolo segno che mi ricordò nelle telefonate die giorni successivi). Ma poi la caduta delle castagne fu’ l’unico rumore che non ci distrasse dalla nostra battaglia di sensi…combattuta con ogni mezzo..persino coi denti di cui portai per un po’ il segno sul labbro inferiore. Di quella ragazza ricordo la bellezza delle sue labbra…il suo svelarsi femmina calda….i suoi occhi splendenti..i suoi baci profumati…i suoi seni accoglienti..i suoi fianchi nervosi…i suoi piedi deliziosi..le sue mani curiose..i suoi capelli sensuali…ma più di tutto il suo sorriso meraviglioso. Prima di incontrarla la immaginavo timida e “spinosa”…invece la riconobbi lucida e luminosa come una castagna matura appena uscita dal riccio. E da quel giorno lei fu la “ragazza del castagno”…e sempre lo è stata e sempre lo sarà.01/10/2005 Da bambino ho spesso avuto tra le mie mani un vero cappello da mago..Un cilindro nero di cartapesta…che guardavo ..stringevo..accarezzavo..ed indossavo spesso chiudendo gli occhi: ed ero sicuro che fosse magico e che potesse davvero darmi la vita che immaginavo. Ha attraversato molti anni quel cappello..conservato come tutte le mie cose…dai miei genitori nella casa laggiu’.. in Umbria. Poi un giorno l’ho rivisto e l’ho portato con me…L’ho sistemato in un baule..insieme a molte altre cose tra le quali mille fogli scritti fitti fitti..che altri occhi non hanno mai letto. Si..l’ho nascosto..come se quel baule…come fosse la copia della mia anima…e lui fosse il custode di tutti i miei ricordi…sogni … speranze. Mi è capitato di guardarlo ogni tanto..aprendo soltanto leggermente il coperchio.. per rivederne il colore..la posizione… respirarne l’odore..e per esser certo che lui fosse ancora li’ a custodire le mie cose. Una volta l’ho addirittura preso in mano..e davanti allo specchio l’ho indossato…Ho chiuso gli occhi e mi son concentrato: no..non ho avuto il coraggio di chiedergli una magìa …che a volte ci sarebbe proprio voluta. Ma sono sicuro che prima o poi lo troverò quel coraggio…quel giorno in cui io saro’ un mago fantastico…applaudito a lungo da una donna importante come mio unico pubblico.
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il caos ordinato--Vi prego di non entrare spettinate o nude nel mio blog: nel primo caso non vi faro' entrare...nel secondo non vi farei uscire...v'ho avvertito eh!
ah..se volete sbranarmi meglio che lo facciate su
MSN silvio_3@hotmail.it
o via mail ipotetico_s@yahoo.it :-)
AH..CHI ENTRA E NON LASCIA COMMENTI SI ASPETTI CHE GLI SI SPEZZINO UN PAIO DI QUELLE UNGHIE CHE CURA AMOREVOLMENTE E CHE UN TACCO DI QUELLE SCARPE CARINE SI ROMPA IMPROVVISAMENTE TSE':-))
====PORTO L'HARD (sic) SU IPOTETICO2.SPLINDER.COM=== diversifico insomma:-))
biondograno diana71 L'HARD (soft e non) DI IPOTETICO...DI IPOTETICO L'HARD (soft e non) --ASSOLUTAMENTE VIETATO AI MINORI DI 18ANNI!!!!!! lacorregionale nologogirl:-) zenzerocandito zygadena |