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atomi che esplodono in attimi
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30/03/2005 Il sole non riusciva ad illuminare l’uomo vecchio seduto sulle panchine sotto gli alberi di Piazza I° Maggio a Udine. Aveva sulle ginocchia un sacchetto pieno di pane secco e di grano.Ci metteva dentro una mano minuta, quasi trasparente, ne tirava fuori un po’ e lo gettava vicino in modo che i piccioni gli andassero a beccare tra i piedi. Aveva poi un cappello, né nuovo né vecchio, a tesa larga tanto da poterci mettere sopra un po’ di chicchi. E così aveva piccioni sui piedi e sulla testa. C’erano bambini vicini a lui e madri e coppiette. Gli unici a divertirsi erano i bambini, gli altri sembravano un po’ seccati da tutti quei piccioni e dai danni che ne potevano venire. E c’erano biciclette, tutte quelle biciclette che hanno sempre invaso Piazza I° Maggio. Passavano lentamente i ciclisti ma neanche si accorgevano del vecchio, dei piccioni e dei bambini. E filavano svelti senza guardare anche i portaborse eleganti degli avvocati impegnati, nel vicino tribunale, a raccontar storie che mettessero a posto altre storie che mettessero a posto altre storie e..cosi’all’infinito. Anche gli amanti (lei falsamente noncurante qualche metro piu’ avanti di lui) lanciavano in tutte le direzioni i mille sguardi degli ansiosi, ma non si accorgevano di lui. Eppure il piu’ staccato da tutto, il piu’lontano da tutti era il vecchio. Non guardava nessuno, pur sembrando guardare tutti. Lui stava con i piccioni e i piccioni stavano con lui. Di triste in quel vecchio non c’era niente e piu’ dell’idea per noi di “solitudine” c’era uno sguardo malinconico e lontano, quasi a seguire la parte ultima della sua parabola discendente.Non uno sguardo freddo, ma indenne, non afferrabile.Lui era con i piccioni sopra la storia, sopra la sua storia, sopra quella di tutti gli altri. E allora ti veniva in mente, in quel suo abbandono, che lui era la storia di tutti e la storia della sua vita messe assieme..incastrate tra loro come le radici delle piante acquatiche di uno stagno. Una storia che adesso dava solo ai piccioni chicco dopo chicco, gesto dopo gesto, e che i piccioni non ci avrebbero mai raccontato.Quante migliaia di storie muoiono ogni nostro attimo di vita.
25/03/2005 Un uomo abbandonato chiude le finestre..spegne la luce.. e sceglie con cura una sola canzone…la ascolta una volta sola..si lascia trasportare completamente…maledice cio’ che pensa sia un’ingiustizia della vita ..e chiude gli occhi sentendosi impotente. Un uomo abbandonato ricorda tutto degli ultimi istanzi .. le parole esatte…lo sguardo per lui incomprensibile..e il silenzio caduto all’improvviso. Non ricorda più nel dettaglio ..le giornate passate insieme a lei..né il profumo della sua pelle…ma scava nelle proprie ferite voltandosi continuamente indietro alla ricerca del momento esatto in cui lei ha deciso di andarsene. Un uomo abbandonato quando la canzone finisce..non si alza per rimetterla di nuovo…non si aggrappa a ciò che è stato... fingendo che possa tornare..ma cerca di vivere sconosciute sensazioni di vendetta immaginata.. Un uomo abbandonato vive nell’oscurità la propria disperazione..con la paura che non possa dimenticare..che nulla sarà come prima…..e i ricordi non smettano mai di pesare. Un uomo abbandonato ha sempre lo stesso pensiero…l’ultimo della sera ed il primo della mattina….spera che gli altri non gli piangano addosso..e prova i sorrisi luminosi da regalare in pubblico al mondo...perché deve far credere a tutti di essere felice. Un uomo abbandonato coltiva in privato il seme della propria amarezza..la cura..la bagna..e la fa’ crescere come pianta dell’odio (che lo riporta all’affronto subìto) perché sa che mai il ricordo puo’ scomparire…sa che non arriverà mai a perdonare e che cercherà di ascoltare la nota canzone insieme ad un’altra. Combatte perche’ cresca l’odio per lei…lo vuole…pensa che se lei soffre … lui sarà felice. Ma non sarà così. Un uomo abbandonato mai si darà colpa davanti agli altri di un abbandono doloroso….ma dirà sempre che..conoscendola..doveva aspettarselo.
Una donna abbandonata chiude le finestre..spegne la luce.. e sceglie con cura una sola canzone…la ascolta più volte..si lascia trasportare completamente…cerca la tristezza..e chiude gli occhi per assaporarla. Una donna abbandonata ricorda tutte le parole…ogni emozione..le luci..il profumo della sua pelle…scava nelle proprie ferite voltandosi continuamente indietro alla ricerca dei “se” che sbattono sulle pareti della stanza senza trovare vie d'uscita. Una donna abbandonata quando la canzone finisce..la rimette di nuovo…per aggrapparsi a ciò che è stato... fingendo che possa tornare..per rivivere ogni nota sensazione.. Una donna abbandonata guarda nell’oscurità la propria disperazione..con la paura che possa dimenticare..che tutto torni improvvisamente al presente..e i ricordi smettano di pesare. Una donna abbandonata ha sempre lo stesso pensiero…l’ultimo della sera ed il primo della mattina….spera di avere abbastanza tempo per piangersi addosso..odia i sorrisi luminosi degli altri..e crede a tutti quelli che dicono di essere felici. Una donna abbandonata coltiva il seme della propria amarezza..la cura..la bagna..e la fa’ crescere come pianta dell’odio (che la riporta all’amore vissuto) perché sa che ogni “se” incompiuto prima o poi puo’ scomparire…sa che infine arriverà a perdonare e a non ascoltare più la stessa canzone. Combatte perche’ ciò non avvenga…non lo vuole…pensa che se soffre lei..anche lui soffrirà. Ma non è così. Una donna abbandonata allora se ne farà una colpa.
24/03/2005 Mi piacerebbe regalarti qualcosa di semplice…nulla di costoso o costruito.. .Chessò una sottile striscia di stoffa colorata da tenere sempre addosso… che ti stringa appena il polso… che ti si avvolga sulla carne con due giri di piacere quasi accennato..suggerito. Un simbolo.. solo un segno ..per dirti che io ci sono..su di te. Si …regalarti qualcosa che …quando meno te lo aspetti… ti ricordi il tono della mia voce mentre ti dico ti voglio... qualcosa che ti accarezzi dolcemente mentre stai camminando…qualcosa che si sposti e scivoli con delicatezza mentre parli gesticolando con la gente… qualcosa che ti dia l'idea del mio sguardo lussurioso sulle tue mani. Una sottile striscia di stoffa colorata..che ti spinga a guardarla e a sorridere come se sorridessi a me…che ti ricordi tutti i colori dei nostri orgasmi..Vorrei regalarti qualcosa di semplice…che ti abbracci…in tutti quei momenti in cui vorrei farlo io.
Per caso mi son trovato su blog.virgilio.it/lunarestellare ed ho scoperto che questo mio post dell’ottobre 2004 ha fatto proseliti;-))) Beh che dire…. È un segno di stima no?;-) La piu’ bella storia d’amore è quella che finisce non appena inizia…e lascia un vuoto incolmabile.…è quella senza indirizzo né numero di cellulare….senza poi ..senza quando..senza se..senza perché..senza forse....senza domande e senza risposte…senza inutili telefonate del “come stai?”: gli innamorati sanno che ridono e piangono insieme anche se sono distanti...La più bella storia d’amore è quella che ti riempie di malinconia e crea continui groppi alla gola... La più bella storia d’amore è quella in cui due ore di abbracci e un solo bacio..danno più piacere che mille orgasmi. La piu’ bella storia d’amore è quella che ti fa immergere in ogni suo sguardo ed in ogni sua parola…è quella in cui mentre fai l’amore cerchi solo i suoi occhi …e poi fuggi via per assaporarne il ricordo. La piu’ bella storia d’amore la riconosci dal suo profumo che ti resta sulla pelle ..sulle labbra..sul collo... e ben dentro l’anima... La storia d’amore piu’ bella è quella che non ti porta lontano a fantasticare ma ti riscalda le mani d’inverno….non ti lascia rimpianti ne’ rimorsi...quella che ti fa’ rivivere quei pochi attimi milioni di volte..per milioni di anni. La piu’ bella storia d’amore è quella che rimette tutto in discussione e ti ridisegna nuovi limiti e confini…quella che ti cambia senza che tu lo voglia…senza che tu lo sappia…quella che resta per sempre ma senza franarti addosso. La piu’ bella storia d’amore è quella che deve ancora cominciare…che non ti accorgerai di vivere..e che ti costringerà a scriverla dappertutto.
23/03/2005 Pensami e dì a te stessa che ti sono mancato. Dimmi che mi hai cercato… nei tuoi sogni… la notte. Parlati di me… dimmi che sono speciale. Accarezzami i pensieri con le mani. Ferma il tempo. Dammi ancora i tuoi occhi….promettimi i tuoi fianchi..i tuoi seni..le tue labbra….prepara le tue carezze…riscopri la tua saliva…fletti la tua schiena…liscia le tue gambe. Non sono stanco. Non sono stanco di non vederti. Non sono stanco di saperti lontana...di sapere che per un niente tu potresti volare via. Via da ogni dove a nasconderti alle mie voglie. A me basta poco…dimmi che ami te stessa….che sei stanca di uomini che sanno da dove vengono..chi sono..e dove vogliono andare. Non sono uno psicologo….non sono un dio sceso in terra….né un mendicante fermo davanti all’uscita del supermercato…sono solo un cacciatore di orgasmi senza memoria sofferta….senza tempo rubato….senza spazio occupato…senza astronave che mi porti in nessuna galassia..senza archivi evidenti…senza..senza. Non so’ chi sono..so’ chi sei tu.
L. è qui…un’immagine su un foglio lucido di carta spessa….. si..è proprio L... i suoi occhi..il suo sorriso..e quelle fossette sulle guance…e li’ vicino Luigi..Carlo..Giovanna ed io…. 18 anni ..una gita della scuola… e quelle sue dita che mi toccavano..e che nessuno avrebbe mai potuto notare..se non ci fosse stata una foto….questa foto. Ricordo che la prima volta che la vidi considerai solo le sue labbra e la punta del suo seno…che spingeva decisa contro una maglietta azzurro chiaro… Mi sembro’ subito sapore vissuto … linguaggio comune…come il casino di voci fuori scuola..o il rumore di un motorino a tutto gas che parte da uno stop. La prima volta nell’auto di papà…..tra il silenzio delle vigilie di attimi importanti…le toccai i capelli..non si mosse..era tesa…la baciai..rispose piano..affondai la mano nell’incavo scuro delle sue ascelle…e una significante gocciolina mi bagnò la punta del dito…. era viva… ed era li’… Mi colorai la lingua del suo pallore...e l’abbracciai…si mosse.. i miei sensi andarono oltre le stoffe che la ricoprivano..la sentii nuda e vera… e mi si fermò il respiro…si..lei c’era. Percepii il suo alito caldo addosso…il suo gomito si incuneò tagliente nel mio ventre..il suo avambraccio pressò dolcemente il mio petto…le tolsi i capelli dal viso e……non ricordo piu’ nulla se non il numero esageratamente esatto di molecole che le rubai…e quell’umido intimo che mi impregnò per un bel po’ di tempo le labbra. Mi nutrii ancora del suo profumo e la consumai sfiorandola insistentemente con lo sguardo di giorno e abbracciandola forte al buio.…e lei divenne sempre più bella. Poi una sera l’aspettai invano sul muretto del mulino diroccato..vicino al fiume. Il giorno dopo dissero che era partita..suo padre..carabiniere…era stato trasferito. L. non c’era più ..e solo allora mi accorsi che la stavo aspettando da sempre… per questo il suo arrivo non mi aveva stupito….mi venne in mente che a volte..in passato.. l’avevo già incontrata.. altrove.. in altre emozioni…ma mai così vere.. come quelle provate per e con lei. E mi chiesi dove fosse andata…certo troppo lontano. Tenni per molto tempo lo sguardo lanciato… fisso…. in un punto remoto dell’orizzonte…là dove spesso si perdono i pensieri degli uomini incapaci di riconoscere il presente che vivono. Poi l’orizzonte pian piano muto’…e divenne piu’ vicino..finchè non ando’ oltre la parete di fronte…e tutto cesso’… Tolsi lo spazio a L. .. ormai impalpabile e adeguatamente assente… Ma quelle fossette sulle guance…restarono come ultima reliquia da conservare.. E L. non albergava piu’ nella mia memoria…fino a quando Luigi non ha tirato fuori una foto che non sapevo neanche esistesse ... Una foto che sottolinea i nostri occhi… che a loro volta fotografano un passato con un evidente futuro impossibile.
22/03/2005 Queste sono le due notizie… Usa, dieci morti in sparatoria in scuola del Minnesota Reuters ( Mar 22 Mar, 8:12) Terri Schiavo, famiglia attende decisione del giudice federale
PINELLAS PARK, Usa (Reuters) - I genitori e il marito di Terri Schiavo, la donna cerebrolesa di 41 anni al centro di una complessa battaglia legale, attendono che il giudice federale incaricato del caso decisa se ordinare o meno di ripristinare il tubo di alimentazione, dopo che ieri il presidente George W. Bush ha firmato una legge che punta a mantenere in vita la donna. Certo..sembra non ci possa essere un filo che unisca le due notizie..ma se andiamo in fondo..se vediamo le cose da punti di vista diversi..forse un filo c’è. La prima notizia (come molte altre simili) secondo me è il risultato della “società del furgoncino”. Il simbolo vero dell’America non è l’aquila..ma il furgoncino col cassone posteriore aperto che è possibile vedere davanti ad ogni casa, ma non nei centri delle grandi città. In realtà in America è raro che qualcuno viva nel posto in cui è nato e muoia nel posto dove è vissuto per piu’ di qualche anno. Il furgoncino ( a volte due..uno per lui ed uno per lei..quasi un monito per dire “io posso andarmene quando voglio”) rappresenta il movimento continuo di una popolazione che vive in un Paese grande come la Cina…ma con un miliardo di persone in meno. Un paese immenso dalle immense possibilità che spinge la gente “on road” creando quella sensazione di libertà che rappresenta il mito americano. C’è cmq il solito prezzo da pagare: tutti sono indipendenti e sconosciuti in mezzo ad altri simili ed è difficile cosi’ coltivare intimità..affetto..e fiducia in una società instabile e senza radici comuni. Questa società del furgoncino quindi non garantisce poi nulla di piu’ che la possibilità di scappare (che differenza con i popoli europei che da sempre vive e lavora in un contesto sociale omogeno che ha come collante cultura e storia millenaria). Questa società in cui l’insicurezza è presentata come una forma di libertà non puo’ trovare rifugio in altro che non sia il culto delle armi…che abbinate al pensiero moderno dell’uomo senza radici storiche (un uomo che vede la morte mietere vittime attorno a se’, senza pensare mai che la morte verrà anche per lui) costuisce una miscela esplosiva che porta a sanguinose stragi per motivi futili. Stragi che poi vengono dipinte come “sorprese ineluttabili”. Dall’altra parte la situazione della Schiavo (non so se sia giusto lasciarla morire..non mi schiero perché non ho tutte le informazioni necessarie) è presentata come una morte “ingiusta”, una sofferenza che marca e lascia evidenti segni psicologici. In una società sedicente libera come quella americana per la prima volta un presidente promulga una legge ad hoc..valida solo per questo evento e per questa persona… per non permettere che venga lasciata morire di fame e di sete (Il termine eutanasia viene introdotto nel linguaggio medico dal filosofo inglese Francesco Bacone, agli inizi del secolo XVII..e deriva dal greco eu= "buona e thanathos = "morte").. Quanta barbaria io noto in questo fatto. C’è il fatto che un marito possa richiedere di far morire la moglie ed un giudice gli da’ ragione nonostante i genitori vogliano il contrario. Fosse successo in Europa probabilmente il giudice avrebbe semplicemente affidato la donna ai genitori ..quale soluzione ottimale. Ma in America no…quasi fosse responsabilità sociale di uno stato impegnarsi in questa morte ritenuta (a torto o a ragione) “ingiusta” ma non nel vietare le armi che ogni anno provocano la morte di migliaia di persone (quasi 3000 nella sola New York). Insomma in America è difficile chiedere di morire dolcemente….ma non portarsi dietro armi ed usarle. E non dimentico che l’America è una società ipocrita: cura le persone non in base alla gravità della malattia ma in base all’assicurazione che puo’ permettersi … fermo restando che le possibilità maggiori le hanno le situazioni che offrono possibilità mediatiche. No… non ho mai sognato e desiderato vivere in America…e neanche comprare un furgoncino col cassone.18/03/2005 Ci son periodi che provo verso il mondo "chiassoso" un vero e proprio fastidio..quasi un riflesso dei miei attimi inquieti. Il rumore fa vacillare la pace che riesco a conquistare e mi sento dentro..immerso..in un tamburo sul quale tutti battono incessantemente. Forse non esiste sulla terra tanta pace quanta occorre a me. In certi momenti mi vien voglia di nascondermi per almeno un mese..due..a volte anche un anno..con un mucchio di fogli biachi e non parlare più con nessuno. Scrivere, purtroppo, è aprirsi fino all'eccesso. Quando si scrive non si è mai abbastanza soli, quando si scrive non si ha mai abbastanza silenzio intorno e la notte...è ancora troppo poco notte. Ma poi tutto sommato io non scrivo..forse è colpa del fatto che non riuscendo ad ascoltre il chiasso..non posso trasformarlo in scrittura?:-))
17/03/2005 Il sole davvero comincia a riscaldare e tuto si muove con molto piu' entusiasmo...chesso' è come se fosse finita una guerra (purtroppo non ancora..anzi non finiranno mai credo). Ed è questa atmosfera di risveglio (primavera=primum vivere) che mette addosso una smania di "andare".....mettere in uno zainetto un'attrezzatura sentimentale..una passacaglia di se' per intenderci....una marmellata psichica. ..un paio di calzini di scorta.. un K-way...la "narrazione in itinere"...e cominciare a camminare..senz ameta ma con una meta ben precisa...senza sapere cos'è la psiche..ma col pensiero che bisogna occuparsene. Insomma..è tempo di ricominciare a muoversi col caldo e nel caldo...perchè la nostra anima fa continuamente rumore..anche se c'è un punto in lei che è silenzio..ma noi non sentiamo mai......
15/03/2005 Finalmente una sicurezza...mio padre verrà operato all'anca a Perugia il 18 aprile....quindi dovro' sistemare tutto per quella data in modo che possa andarmene in Umbria per almeno una decina di giorni. Spero che tutto vada bene in modo che con la scusa possa farmi anche una discreta vacanza..perchè ad aprile mi vengono sempre strane voglie di non far nulla :-))
Renza era una anziana donna che per 40 anni ha insegnato alle scuole elementari. Era nata 85 anni fa’ in America, a Omaha, da genitori friulani che avevano raggiunto il nonno emigrato nei primi anni del ‘900. Renza abitava nella mia stessa via, due-trecento metri piu’ ad Ovest (c’è sempre un West) e ogni tanto andavo a trovarla, non tanto per farle compagnia quanto per gustarmi le migliaia di parole che ancora aveva da regalare al mondo. Se n’è andata l’8 marzo, la festa della donna: anche il destino ha voluto renderle omaggio. Non parlero’ di lei e della sua vita, soltanto un accenno alla sua estrema sensibilità che la costrinse a tornare in Friuli (non a suo agio lei colta e sognatrice nel Paese in cui il materialismo selvaggio distrugge le vite) per inseguire e rendere reale il suo sogno di insegnare. La ricordo con due sue poesie, bellissime, la prima delle quali è diventata anche canzone quando colpì Lino Stralino, un carnico poeta della musica. La strade dal West
Gli stivali di mio nonno Baldo Scricchiolano sulla neve del Quebec E i ghiaccioli risplendono tra i baffi “Troveremo il posto che Dio ha preparato per noi, lontano, lontano ad Ovest dove nessuno ci farà più male” I “Sants” cantavano A Council Bluff E a Omaha, la città di terra Lucente nel grande fiume, le voci bianche e rosse dei neri piangevano gli spiritual. Mio padre arrivo’, pellegrino di sogni e gli occhi celesti del nord. Le piume degli indiani svolazzavano civilizzate su automobili rosse in giro per le strade. Mio padre, povero pellegrino di sogni, sentiva negli occhi bruciare la stanchezza e le mani insanguinare il cemento armato dei grattacieli e tra i denti restava il sapore del mais (vecchio sapore di polenta a lungo gustata) E la testa si abbassava sul cuore, un cuore ancora di sogni e di Friuli.
L'ore dolce
Sdraiarsi sul prato Nel sole pomeridiano Con il viso nell’erba Con la bocca sulla terra, è la mia ora dolce.. e sentirsi sciogliersi nell’odore vivo del vento; sentirsi andare in niente nel celeste e diventare prato, cielo, Dio. Non sono il figliol prodigo, ma son tornato eh:-))
08/03/2005 Anche se sono molto impegnato in questo periodo,
non posso non fare gli AUGURI A TUTTE LE DONNE...un augurio che spero valga per
tutto l'anno....e quindi AUGURI a...belle e bruttine...magre e
grassottelle...tenere e rompiballe...alte e basse...generose e tirchie...a
quelle che ti fanno entrare e a quelle che ti chiudono la porta in
faccia...alle donne impegnate e a quelle che muoiono di noia....a quelle che
fanno l'amore due volte al giorno...e a quelle che non lo fanno mai...alle
bionde...rosse...more...castane..bianche ...nere gialle...a quelle che sanno
aspettare e a quelle che si incazzano per un solo minuto di ritardo...AUGURI
anche a quelle innamorate e alle donne che non si innamorano mai...a chi cerca
il principe azzurro e a chi l'ha gia' trovato....a chi si tiene stretto il
moroso e a chi vorrebbe quello dell'altra...a chi non sa dire di no e a chi lo
dice sempre.....e ancora AUGURI a chi ha perso un Amore e a chi l’ha ritrovato
proprio oggi….alle donne che “no, li’ no” e a quelle “dai proviamo cosi’”….a
quelle che prendono le tempeste ormonali come opportunità e a quelle che non lo
ammetterebbero mai….AUGURI alle donne in pantaloni e a quelle in gonna, alle
donne malinconiche e tristi e a quelle allegre e felici….e un augurio speciale
alle donne che non fanno caso che una volta l’anno è la loro festa..perché per
loro è sempre una festa;-))
01/03/2005 E io so che il vento strapperà le foglie di
quest’albero e le disperderà nel mondo. Sarà come dire che il tempo passa, che
è ora di smettere di sognare, che è venuta l'età delle concretezze, della
solidità e, fatalmente, dei rimpianti. A questo penso mentre il sole tramonta
lentamente dietro la mia casa e il giardino sembra farsi sconfinato,
indefinito, privo di recinzioni, di limiti… So che mi ritroverò qui, tra un po’
di tempo, senza voci squillanti di umanita' ..so che mi ritroverò qui con meno
voglia di tirare due calci a questo pallone che riposa tra le mie scarpe da
ginnastica strausate. Io mi ritrovero’ qui..diverso..segnato dalla vita.. con
milioni di ricordi che peseranno..ma sono sicuro che questo albero ci sarà
ancora; più alto e più forte, anche se avrà perduto momentaneamente le foglie e
avrà braccia quasi scheletriche protese ad fermare l'inverno nel profondo del
cielo. Il paradosso sarà che lui avrà ancora una nuova primavera, nuovi fiori e
frutti e foglie da farsi rubare dagli autunni, mentre io non avrò che dolori
nelle ossa e nel cuore da portare a spasso per camere spoglie e avro' il
desiderio di fermare il tempo… di fargli cambiare direzione. Ma il tempo non
cambia direzione. E neppure io la mia. Mangerò i frutti dell’albero allora, nel
giardino della mia casa in silenzio..con l'impressione, come sempre succede,
che, per quanto succosi e maturi, quei frutti non abbiano stranamente più il
sapore che avevano quando non ero ancora un custode di ricordi e di rimpianti,
gonfiati dal tempo … Mangerò quei frutti e forse berrò vento profumato di vaghe
nuove promesse. Forse. E cosi’ spero che quando verra' il momento…sia ben
impressa nella mia mente la stanchezza di vivere…..
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il caos ordinato--Vi prego di non entrare spettinate o nude nel mio blog: nel primo caso non vi faro' entrare...nel secondo non vi farei uscire...v'ho avvertito eh!
ah..se volete sbranarmi meglio che lo facciate su
MSN silvio_3@hotmail.it
o via mail ipotetico_s@yahoo.it :-)
AH..CHI ENTRA E NON LASCIA COMMENTI SI ASPETTI CHE GLI SI SPEZZINO UN PAIO DI QUELLE UNGHIE CHE CURA AMOREVOLMENTE E CHE UN TACCO DI QUELLE SCARPE CARINE SI ROMPA IMPROVVISAMENTE TSE':-))
====PORTO L'HARD (sic) SU IPOTETICO2.SPLINDER.COM=== diversifico insomma:-))
biondograno diana71 L'HARD (soft e non) DI IPOTETICO...DI IPOTETICO L'HARD (soft e non) --ASSOLUTAMENTE VIETATO AI MINORI DI 18ANNI!!!!!! lacorregionale nologogirl:-) zenzerocandito zygadena |