atomi che esplodono in attimi

10/05/2008
Gli alpini partono..c’è un raduno a Bassano. Riempiono i furgoni di damigiane di vino e di pane e salame e di carne da fare alla griglia e di farina di mais, per la polenta. Radici. Friulane.Io vengo da una terra che nasconde anfore picene e bighe romane, tombe etrusche e rovine di monasteri benedettini. Questo Friuli invece è la terra delle scarpe chiodate, delle gavette e delle schegge di bombe ovunque. La Storia che la contamina è quella della Grande Guerra: 1915-1918. Quassù se ti fermi un attimo a guardare una qualsiasi collina puoi avere visioni di spari di fucili e cannoni, di mitragliatrici e mortai. Terra mista di ferro e sangue ovunque cammini.Ci sono ancora i vecchi, qui, che si ricordano i racconti delle trincee. Che ti indicano una piccola lapide nascosta dove un mitragliere di Città di Castello perse la vita per fermare gli austriaci al di là del piccolo ponte, dando modo ai suoi compagni di mettersi in salvo. Vecchi che ti parlano di quella quercia secolare che vive nonostante le manchi una fetta di tronco portata via da un colpo di mortaio. Che non si può tagliare perché ha ancora schegge nascoste dentro che spezzerebbero qualsiasi sega. Vecchi che la domenica calzano un cappello da alpino consumato che non cambieranno mai con uno nuovo: un cappello di alpino vive finchè vive il suo proprietario. E sono questi vecchi che salgono ancora sopra i furgoni con l’entusiasmo di un ventenne. E partono per ritrovarsi con altri simili. Per ricordare ciò che i loro padri gli hanno raccontato, ma anche per contarsi. Perché molti di questi vecchi sono quelli che si sono salvati camminando tra il gelo e la neve per migliaia di km nella steppa russa. Nella Seconda Guerra Mondiale. E quando si ritrovano..si contano, perché c’è sempre qualcuno che mancherà. E allora alzeranno il bicchiere al cielo e lo saluteranno. Perché gli alpini si salutano così tra loro. E così salutano tutti quelli che gli augurano ”buon viaggio”. Ed io gliel’ho augurato un buon viaggio. L’ho fatto in nome di mio nonno, del 1899, che quassù ha combattuto: da Caporetto al Piave e poi dal Piave a Cividale. Due giorni fa invece salutavo a nome di mio nonno un vecchio partigiano, al suo funerale. Perché poi fino al 1945 mio nonno fu un partigiano. La pace mischia le vite degli uomini e la Storia e le guerre li dividono e li sfinisce. La pace riempie la terra di grano e di mais, la guerra si sangue e di metallo. E così se cammini in questo Friuli disegnato da pianure e colline e da dure montagne, da prati verdi e da alberi mossi dal vento, non puoi mai dimenticare che sotto il suolo che ti sostiene, ci sono ancora crepitiì di colpi di fucile e boati di cannoni che cercano le vittime in lontananza. Ci sono urla e sangue, paura e speranza. E voglia di vivere per ricominciare. Le stesse cose che puoi trovare nel cuore di questi vecchi alpini che si sono già messi in viaggio per cercarsi tra loro con gli occhi lucidi.
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06/05/2008
Io credo che il “padre”della maggior parte dei blogger(s) sia…Georges Bataille. Per chi non sa neanche chi sia, non è che posso mettermi qui a farne la storia o a indicarne le opere eh. Ecchecz leggeteveli: http://www.filosofia.unina.it/tortora/sdf/Quattord- icesimo/XIV.3.html . Posso solo dirvi che era un erotomane illuminato che alternava racconti pornografici a saggi filosofici eccezionali. Famosa è la sua teoria sulla “dépense improduttiva”. Ched’è? Azz.. se ve la spiegassi in due parole, d’ora in poi “cari” blogger(s) niente sarà come prima. Vi avverto eh! La vostra vita cambierà!! Come?..ah non ve ne frega niente? Insistete? Ok ok l’avete voluta voi eh! Allora..che dice ‘sta teoria? .. e vabbè.. praticamente GB sostiene che l'uomo si riappropria della sua identità solo quando sovverte l'ordine esistente,: quello etico, socio-politico e del linguaggio. E come l’uomo può sovvertire l'ordine esistente? Ehhhh? Non lo sapete? Eppure è facile essù. Naturalmente… cazzeggiando, sbronzandosi e scopando. E poi scrivendo il tutto..anche e soprattutto le porcate… perché altri leggano e facciano altrettanto. Insomma, e lo dico soprattutto a voi moralizzatori/trici attenti, schizzinosi e rompicoglioni: noi quando siamo ubriachi riempiamo i nostri blog(s) di cazzate e delle descrizioni delle nostre scopate… solamente perché stiamo facendo la..rivoluzione!!! Ergo sosteneteci..invece che commentarci sempre col coltello fra i denti! Non è un caso se vi chiamiamo “conservatori”! Tsè tsè eppoi tsè! Ahhh se la filosofia non venisse a mio sostegno, che fatica fare il blogger! E pure rivoluzionario!!! :-)
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04/05/2008
Pur non essendo in Friuli, questa settimana sono stato a cena per ben 3 volte con 3 amici diversi! Cene lunghissime, una addirittura finita alle 5 del mattino con un caffè all’Hit Casinò di Nova Gorica! Menù e luoghi li ho conosciuti ieri. Ecco, mò non per vantarmi, però posso dire che ormai sono pronto per diventare santo: miracoli del genere sono in pochi a farli! Parliamoci chiaro!!! Lo so lo so dovrei essere un pochino meno a buon mercato…si si dovrei impormi e chiedere di “provare” almeno per una notte le fanciulle che incontrano. Ma che volete farci..sono un buono io! Cmq sia, al telefono ieri uno dei tre mi ha sorpreso: mi ha parlato dell’intimo semitrasparente che indossava lei e di quanto stavolta lui ne sia stato colpito! Cavolo, ho pensato, di solito gli uomini non ci fanno caso, perché davanti a una donna seminuda di certo non stanno a guardare il ricamo. Sarà mica innamorato? Ho chiesto delucidazioni in merito e finalmente ho capito: se n’è accorto quando lei si rivestiva. Ecchecz mi sembrava strano! Essì, parliamoci chiaro, gli uomini possono farvi i complimenti per il vostro intimo scelto con cura, ma soltanto “dopo”, quando rilassato vi guarda dal letto mentre vi rivestite! Quindi forse sarebbe il caso di soprassedere all’ “arte di spogliarsi” e concentrarsi sull’ “arte di rivestirsi” no?
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24/04/2008
Non perdiamoci nelle storie, è meglio osservare le persone che ce le raccontano. C’è gente che le racconta bene. Così tanto che ti prendono e che ti portano dentro di loro, quasi stessi vivendole. C’è il pensionato che non si è mai spostato oltre il Tagliamento ma che ti parla nei dettagli del Mozambico, delle spiagge, del mare, del lungo percorso a piedi per arrivare all’acqua. C’è il ventenne amante del fantasy che ti racconta di incontri con lo Yeti tibetano. C’è la suorina dell'asilo di Piazza I° maggio, che ti parla dell’incontro del Papa con il figlio seminarista di una vittima dell’11 settembre...etcetc. Nessuno di questi ha mai vissuto la storia che racconta. L’ha sentita da altri, l’ha letta o magari la vista in TV. Ma se non li conosci puoi anche pensare che l’abbiano vissuta. Siamo circondati da persone ogni attimo della nostra vita. Dobbiamo decidere: ci interessano loro o le storie che raccontano? Storie che possono anche essere lette dalla forma, senza conoscerne il contenuto. O meglio: alcune storie possono essere lette semplicemente guardando una persona. Anche sconosciuta. Come quella biondina che ha ordinato un cappuccino e spilucca una bioches in attesa che le venga servito. La noto perché non ha un’età sicura ai miei occhi. Potrebbe essere una 25enne ma anche una quarantenne. Ha un viso decisamente particolare, che inizialmente sembra asimettrico, ma ti accorgi che è dovuto ad un lieve “strabismo di venere” che cerca di limitare ancora grazie ad un ciuffo di capelli dritti che cade giù dalla fronte e quasi copre il suo occhio destro. Ha una gonna e una giacca scura e una camicetta bianca. Una donna mai vista prima, potrebbe essere una agente di commercio, una in cerca di lavoro che ha visitato qualche azienda, una donna in vacanza da parenti o chissà cos’altro. Tutto finirebbe lì, senza che lei mi abbia potuto raccontare una storia, se non avessi ancora qualche minuto prima di andare in ufficio. E allora mi chiedo perché mi sono concentrato soltanto sulla sua “forma” e non ho neanche per attimo pensato al “contenuto”? Perché, insomma, dovrebbe interessarmi lei? Forse perché lei è una storia. La osservo con attenzione, lei è di profilo e non può accorgersene. Chissà cosa pensa di sé. Cosa pensa di sé quando si guarda allo specchio, quando si trucca (leggermente vedo) o quando si spoglia. Sà di essere leggermente soprappeso ma penso non ne faccia un dramma: i suoi sono gesti di chi sta bene con sè stessa. Ha un’aria serena, forse perchè trova conferma della sua bellezza negli occhi dei clienti che entrano ed escono dal bar. Sembra una persona amata, non sola, ma indipendente. Non ha paura: il suo portamonete è sul tavolo tra la tazza del cappuccino e un giornale non ancora aperto. È tranquilla, come se pensasse che nulla di grave le possa davvero accadere. Forse non è qui per caso. Magari sta aspettando qualcuno. Un uomo? Un’amica? Sembra di buon umore. Serena. Tanto che immagino se si macchiasse la camicetta con il cappuccino probabilmente si metterebbe a ridere. Di sè stessa, ma divertita. Sarà altrettanto serena stasera, quando si sbottonerà la camicetta e si sfilerà la gonna? Forse le faranno un po’ male i piedi per quel poco tacco delle eleganti scarpe nere. O forse non ci farà neanche caso perché qualcuno le slaccierà la camicetta e sfilerà la gonna, baciandola. Ecco stamattina è lei la storia. Una di quelle storie “sospese”, presunte, lette velocemente in una lingua di cui si conoscono pochi termini. E traduciamo quelli sconosciuti con l’istinto. Una storia che non si saprà mai se sia vera, ma pur sempre una storia attuale non raccontata ma interpretata da una donna. Se fossi stato schiavo del contenuto sarei stato lì, in cerca di una trama, ad aspettare i luoghi, i fatti, il percorso e le azioni. Mi sono immerso nella “forma” di quella donna. Ho colto un “istante” da amplificare per costruirmi una storia. Forse non vera, ma cmq, per me, avvincente.
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22/04/2008
Entriamo nella trattoria. Sono insieme a due clienti con i quali ogni tanto vado ad una cena veloce. Quando fanno tardi in azienda e non vogliono mettere in difficoltà chi li aspetta a casa. Ci mettiamo in un angolo. Tanto per osservare ciò che accade nella sala per poi magari farci qualche risata. La trattoria è semivuota: due operai turnisti, un camionista, tre uomini di un certa età e marito e moglie che si prendono una serata libera dai figli. Poi ci sono loro due. Un uomo e una donna. Lui sulla quarantina, leggermente brizzolato, in giaccaecravatta, aspetto curato, fede all’anulare. Lei sulla trentina, capelli lisci scuri, unghie non lunghissime e laccate di rosso, camicetta bianca e maglioncino scuro, jeans stretti e corti (ogni tanto quando si sporge in avanti si intravede il filo del perizoma). E’ palese che lui ci prova, la corteggia. Non si può sbagliare. Parla fitto di qualcosa con fare serioso alla donna (di schiena a noi) ma ma la fissa come “femmina”, con uno sguardo smaccatamente subdolo. Anche a distanza si nota che è lo sguardo da “dammela”. Noi ci guardiamo e senza dire nulla decidiamo di essere il pubblico della piece teatrale della serata: “corteggiamento”. Tra l’altro abbiamo la possibilità di “immedesimarci” in quel tipo. Possiamo addirittura imparare qualcosa o metterne in evidenza gli errori. Il solito “giocatore” comincia a proporre scommesse virtuali: ci dà 5 a 2 che non ce la fa. Non raccogliamo. Impossibile capirlo se andranno a letto o meno guadandoli solo mangiare e chiacchierare.E cmq non ci sarebbe mai la prova provata. Lui intanto si affretta a versare, troppo elegantemente, del vino nel bicchiere di lei, che parla a voce bassa. Lui ha un modo tutto suo di muoversi sul tavolo. Sembra quasi che il suo fare non sia naturale. Anche il suo modo di mangiare è decisamente strano. E’ seduto come se stesse per scivolare in avanti sulla sedia, spesso mette il gomito sullo schienale e con la mano si accarezza la nuca. Osservato così, nel suo tentativo d'essere piacente, affabile, sensuale e ammiccante, gesticolante oltre il lecito, quell'esemplare di maschio adulto risulta a noi un po’ ridicolo. Lei invece è composta ed elegante, non annuisce o nega mai con la testa, ha le gambe strette e perfettamente allineate, parla ma non gesticola. Uno scambio breve di parole e lei si alza per andare in bagno. Lui, penso per gentilezza, fa la finta di alzarsi e poi si risiede. Ci guardiamo, sorridiamo e scuotiamo leggermente la testa: troppa classe in questa trattoria. Dopo qualche minuto lei ritorna e lui incredibilmente si alza, le sposta la sedia e aspetta che si accomodi. Tutti i presenti li guardano. Vediamo chiaramente sul viso di lei, leggermente truccato e mediamente affascinante (non almeno quanto i suoi seni grandi e sodi) , una specie di “fastidio”. Si siedono e lui continua a sorridere e a muoversi come se ci fossero fili invisibili di un burattinaio che lo guida. Forse quel gesto di “cavalleria” è stato troppo da maschilista. Succede. Molte donne non amano ad esempio che tu le apra la portiera dell’auto per farla scendere. Si offendono. “Ma se quello vuole scoparsela” dice G., alla mia destra “perché non glielo dice chiaro e tondo invece che far cazzate dell’800”. Le cose cmq non vanno tanto bene per lui. Il dialogo non è più quello di prima, lo sguardo vaga spesso per la stanza, le gambe incrociate sotto il tavolo troppo nervose. Cinque minuti di nulla e poi arriva il loro conto. Lui paga in contanti, si alzano e vanno verso la porta. Lui la apre e per un attimo dà l’impressione di voler far passare lei. Ma è solo attimo, infila l’uscita e lei dietro sfrutta lo spazio rimanente della porta che si sta chiudendo. E F. ci mette un po’ di ironia “ecchecz tutte quelle manfrine. Secondo me bastava dirle voglio scoparti. Quello invece è troppo gentilefalso, il cavaliere ipocrita per poi farla quasi schiacciare dalla porta. Cz ma quella è una donna sveglia, mica una a cui indorare la pillola”! Differenti le opinioni di G. che dice che probabilmente non c’entra nulla il comportamento quanto quello che si sono detti. Io non ho opinioni in merito, ma penso che lei si sia sentita un po’ presa per il culo quando lui l’ha messa sotto gli occhi di tutti con un gesto così plateale. E’ chiaro però che gli uomini l’hanno scritto in fronte quello che vogliono, quindi basta solo capire se a lei va bene la stessa cosa no? Ma è proprio vero che una donna, soltanto per un gesto non desiderato, può decidere di troncare lì? Boh... c’è però una cosa che vorrei conoscere: cosa si aspettava lei quando ha accettato di uscire con lui. E cmq forse è vero che le persone si conoscono davvero quando mangiano assieme.
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20/04/2008
E’ l’ora di cena. Sono seduto al tavolo con davanti un piatto di pasta al pomodoro. Improvvisamente lei! Prima di vederla, la sento. Ha un profumo intenso che mi assale, mi ricopre… mi entra nel naso e mi si sparge dentro, riempiendomi. Un profumo che ubriaca, fatto di essenze fresche e naturali. E poi la carne..rosata. Finalmente posso osservarla..è li’, vicina, troppo vicina. Sento persino il suo calore che intiepidisce l’aria. E’ bellissima così vestita di rosso e di bianco e di rosa. Non appartiene a me, lo so. Eppure vorrei che fosse mia, tutta, completamente. Perderei la testa, ne sono sicuro. Anche solo ad avvicinare le mie labbra a lei, anche solo poterla sfiorare. Ma Lui è lì. Lo conosco persino: è un amico. Potrei chiedergli se…. ma non mi sembra giusto! Probabilmente anche lui è innamorato di lei e si nutre del suo profumo e del suo calore . No, non voglio neanche provare a toccarla, sfiorarla. Mi concentro sulla mia pasta che ad un tratto diventata insipida. Credo che mi sia innamorato. Un colpo di fulmine! Il suo profumo non accenna a diminuire e quel vestito rosso…oh quel vestito rosso e bianco e il rosa della carne! Cosa darei per …ma non posso. C’è Lui! E’ sua. Gioco con la forchetta.. ma non posso fare a meno di fissarla avidamente. Ho paura che Lui se ne accorga! E quel maledetto calore che sparge attorno, e anche quella essenza orientale, prima non percepita, non mi fanno togliere il pensiero da lei! Cerco di tranquillizzarmi, di pensare ad altro. Nulla. E’ impossibile! E alla fine accade. Improvvisamente: Lui mi guarda, sorride un po’ poi me la indica con il coltello che ha nella mano destra e mi dice “La vuoi?”. Inspiegabilmente faccio di no con la testa ma Lui ha capito tutto. Ne taglia una triangolo e me lo mette nel piatto: ahhhh un pezzo di quella magnifica pizza con speck finalmente è mia!! Ecchecz.. l’orgasmo esplode!!!
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17/04/2008
Nel bar che frequento, di sera giocano anche a carte. A briscola. Sono pensionati. C’è l’operaio ma anche l’imprenditore. Lo riconosci dal fatto che è l’unico che non si toglie il cappotto, ma lo sbottona per far vedere sotto giaccia e camicia e cravatta. Come in ogni gioco c’è sempre la coppia da battere. In questo caso si tratta di un ex operaio e di un direttore delle poste. Te ne accorgi subito che sono forti: non sbraitano, non si muovono troppo sulla sedia e i segni che si fanno sono impercettibili. Se perdono sorridono lo stesso, ma rivisitano ogni giocata per scoprire dove hanno sbagliato. Perché la Briscola oltre che pazienza e fortuna è anche arte e intelligenza. L’imprenditore gioca sempre con l’ex segretario comunale. E quando gioca contro la coppia superstar, come posta non c’è un bicchiere come al solito, ma una bottiglia di quello buono. Che perde costantemente. Anzi proprio non l’ho mai visto vincere. Ma forse lo fa quando io sono assente. Chissà. Ogni tanto, quando gli amici tardano, sorseggio uno spritz e li osservo. I giocatori di briscola sono gente strana. Si accoppiano e sono obbligati a stimarsi. Non importa se nella vita di tutti i giorni si evitano. Ora sono compagni di ventura. C’è da vincere e bisogna farlo assieme. Per questo durante la partita sono tra loro sinceri, si cercano, si aiutano più che se fossero amici. Ce n’è sempre uno che dirige il gioco, quello da cui dipende la strategia. Perché di questo si tratta: arrivare a 61 non prima dell’avversario ma nonostante l’avversario. Perché se si arriva a 61 gli altri non potranno mai raggiungerti. E’ incredibile quanto cambino gli uomini quando aprono le carte che hanno in mano e cercano gli occhi del compagno. E’ quasi uno spogliarsi dell’io. Un galleggiare dentro una sostanza liquida. Si spersonalizzano. Creano una nuova identità quasi volessero calcare le gesta e i segni di antichi giocatori. Cercano dentro di loro la dissimulazione, la furbizia. Fanno calcoli sconosciuti concentrandosi su invisibili simboli. I giocatori di briscola nascondono le tre carte che tengono in mano. Una carta sul tavolo gestisce il destino delle altre. Giocano voltando le spalle al mondo, perché lì sul tavolo loro se ne costruiscono un altro. Popolato soltanto dalla sfida e dalla fortuna, dalla imprevedibilità degli incroci delle possibilità, dal conteggio certosino dei punti, dalla diffidenza, dagli Assi e dai Tre, dalle figure e dai “lisci” che s’incrociano. Eppure a volte, bastano due semplici giocate per capire chi vincerà e chi perderà. Ma un giocatore vero abbandona solo quando l’avversario è oltre il 60, perché sa che la Briscola è anche fatta di rovesci improvvisi della sorte, di sorprese. Si, anche se nella sua vita reale è un uomo che abbandona un progetto perché pensa di perdere, quando gioca è un’altra cosa: va fino in fondo! Ci prova! E anche se si perde una partita c’è sempre la speranza che la prossima andrà meglio. A volte penso che sarebbe bellissimo prendere la vita come una serie infinita di partite a briscola. Così che quelli che perdono, avrebbero almeno la speranza di vincere la prossima. Non sempre abbiamo brutte carte in mano. Ma se non giochiamo fino in fondo, non potremo mai vincere no? Avanti, sedetevi al tavolo. Cominciamo a giocare
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16/04/2008
Ore 15.00: funerale del papà di un amico. Paride. C’è si tristezza ma era malato da tempo e il suo spegnersi ci da anche un senso di “liberazione”, come ogni volta capita quando muore un essere umano che ha sofferto troppo. Paride è lì, in piedi in prima fila. Lo guardo ogni tanto. E’ commosso ma sereno. Per l’occasione è tornato da un luogo sperduto della Russia settentrionale. Paride è l’uomo delle partenze e dei ritorni. Ambedue temporanei. Ha girato il mondo prima come muratore poi come capo cantiere, per aziende di costruzioni italiane e internazionali. E’ un vagabondo, ma ha dentro di se poesia pura. Di tutti i paesi che ha attraversato porta con sè qualcosa. Non di tangibile, ma di spirituale. E’ un uomo complesso: sposato giovanissimo in Svizzera, un figlio, poi separato e divorziato. Mille amori, dalla Russia all’Argentina, dall’Africa ai Paesi Arabi. Allegria e malinconia disegnano il suo viso e il suo corpo asciutto. Sembra inattaccabile, duro e dritto. Quasi un vecchio albero che se ne frega di qualsiasi vento. Perché per lui quel vento non è uno sconosciuto. Lo ha probabilmente incontrato nei deserti libici o nella savane del Congo, nella tundra siberiana o nella pampa argentina. Lui fa solo contratti che prevedono 9 mesi di lavoro. I restanti 3 vuole passarli a casa. Perché dopo il lavoro, duro e senza pause, lui ha bisogno di altro. Per anni abbiamo organizzato serate di poesia. Abbiamo conosciuto poeti e musicisti che nessuno conosce perché non famosi. Ma per noi si. Lo sono diventati: la triste viennese Erica o l’esilarante francesina Cloe, l’emozionante spagnola Maria o la cupa berlinese Inge. Abbiamo riempito di gente castelli friulani e la sua ampia taverna. Abbiamo festeggiato, abbiamo bevuto esageratamente, ci siamo innamorati di affascinanti versi. di donne profumate o di atmosfere intime. E tutto questo mi è passato per la mente mentre lo guardavo. Poi tutto è precipitato. Così improvvisamente. E anche lui si è accasciato e finalmente ha pianto davvero. Come tutti noi. La notizia si è sparsa immediatamente: sua madre, a letto, a casa, è morta proprio mentre il prete benediva la salma di suo padre. La morte che vuol piegare un essere umano pianifica le sue crudeltà. Stavolta ha tolto improvvisamente le radici a Paride. Non posso prendermela con Dio per le colpe della Morte. Eppure gli ho sussurrato con la mente di dare un’occhiata ai miei genitori. Egoismo lo so, ma la Vita non lascia alternative: che sia la tua o di chi vuoi bene, ti costringe a desiderarla.
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13/04/2008
La donna ha una trentina di anni. I suoi genitori sono entrambi morti, uccisi dall’alcool. Non si sa se ha un lavoro. Nessuno sa come vive. Non è bella di viso, porta sempre gli stessi abiti, sa di sporco ma ha un corpo perfetto. Questo suo lasciarsi andare smentisce tutti quelli che dicono che è una puttana (perfetto rifugio di quelli a caccia di "diversi"). D’altronde è naturale che le puttane ci tengano ad essere presentabili no? Quando si siede al tavolo del bar i muratori con le felpe sporche di malta, gli albanesi con i pantaloni schizzati dalla vernice fresca, gli operai con la tuta consumata fanno a gara per offrirle da bere. La donna non cura il suo aspetto, si mangia le unghie e quando ride mette in mostra la bocca con i denti sporchi e qualcuno già cariato. Lei beve birra e ogni tanto sparisce nel bagno. Ha una voce da maschio, è spesso sguaiata. Eppure ha due occhi chiari che commuovono. Anche quando qualcuno, senza essere rimproverato, le tocca un seno e magari lo stringe, lei ride ma i suoi occhi sembrano appartenere ad un’altra persona. Sono lontani dal suo "sembrare". La barista scuote sempre la testa ma non si arrabbia mai con lei. Quasi che, essendo donna, sia in grado di capire la sua essenza nascosta. Eppure neanche un anno fa era diversa. Persino il suo viso asimettrico e dalla pelle grassa sembrava una parte integrante del suo corpo disegnato da qualche pittore del Rinascimento. Veniva insieme ad un uomo, un operaio argentino riservato e tranquillo, lento, gentile. Ci teneva a sè stessa un anno fa. Poi lui è sparito e lei ha smesso di volersi bene. Sempre che ci sia stato un periodo della sua vita in cui si è voluta bene. Una volta scrissi un post dove dicevo che si vedono subito gli uomini e le donne se si amano o meno. Se sono amati o no. Si è vero, le persone che non amano e non sono amate si lasciano andare improvvisamente. Diventano poi col tempo termini di riferimento per tutti coloro che, per coprire i propri fallimenti, non hanno compassione degli altri. Toccare per qualche secondo un seno in cambio di una birra diventa normale sia per la vittima sia per chi paga. Lei non sembra avere a prima vista null’altro da offrire. Lui non si accorge che tocca qualcosa di inanimato, di inutile. Nessuno ha ancora capito che varrebbe la pena pagare una birra per ogni sguardo pulito e accorato dei suoi occhi chiari. Chissà quante donne così girano per i bar del mondo. E quanti uomini ciechi che non sanno che per dare vita ad un seno occorrono due occhi dolci che ti guardano, con passione e con amore, e ti dicono “fallo”.
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09/04/2008
La ragazza in piedi davanti al bancone del bar in attesa che la barista si accorga di lei avrà si e no 16 anni. Ha una giacca a vento nera, con scritte color oro, attillata, jeans neri stretti e scarpe da ginnastica rosa. Ha nelle orecchie due cuffie rosa dalle quali fuoriescono due fili che scompaiono sotto la giacca al vento in prossimità del collo. Ha un cellulare in mano ed è impegnata a scrivere un sms. La barista la chiama e lei deconcentrata ordina una ricarica vodafone da 10 euro. La barista gliela posa sul bancone, lei prende dalla tasca il denaro, lo adagia sul marmo liscio, prende la tesserina della ricarica e se ne va verso la porta. Il tutto senza mai alzare la testa. L’ho seguita con lo sguardo e ho intravisto l’immagine di una ragazzina che nuotava con tutto il suo corpo contro la corrente della vita che scorreva! Lei aveva sfruttato ogni attimo attingendo ad una abilità a me (a noi adulti) sconosciuta. Era riuscita a svolgere contemporaneamente più attività, muovendosi felice e senza interruzioni fra differenti mezzi e linguaggi! Mi è venuto da pensare che l’evoluzione umana ha avuto un’accelerazione direttamente proporzionale al repentino progresso tecnologico. Me la sono immaginata, quella ragazza, a casa, che, impegnata nel compito di matematica, riusciva anche a dare uno sguardo alla versione di greco che sarebbe venuta poco dopo, intanto che rispondeva ad un sms, si faceva accarezzare da una musica ad alto volume, e rispondeva “thè e biscotti grazie” alla mamma che le aveva chiesto cosa voleva per merenda. Parliamoci chiaro, per me e per molti di voi, sarebbero soltanto numeri che si attorcigliano a verbi. Mix di pensieri e movimenti confusi. Panico da caos. Per lei è invece una semplice pluriconnessione che segue il ritmo della scia breve della sua percezione di tempo. Cmq sia forse forse lei è soltanto una dei tanti figli di questa era che si allenano per un mondo che pretende performance, velocità, problemi da risolvere nascosti sotto mucchi disomogenei. Non voglio mettermi qui a ragionare sul pensiero filosofico per cui le attività rimangono in superficie mentre la conoscenza sta in profondità e quant’altro. Mi chiedo soltanto: è possibile che stia prendendo piede una evoluzione genetica così veloce e immediata da trasformare profondamente i processi stessi dell'apprendere e del ragionare? Ehhh ma vi siete accorti che il rumore e i disturbi ambientali, che tanto ci infastidiscono, invece accrescono la capacità di concentrazione della mente dei giovanissimi? Quasi una rottura netta col passato: i rumori di fondo, i multipensieri e i numerosi gesti creano il disordine necessario alla costruzione della vita. Disordine necessario per loro. Per noi scandalosamente impossibile. Persino da immaginare!
postato da ipotetico | 11:33 | commenti (12)

il caos ordinato--Vi prego di non entrare spettinate o nude nel mio blog: nel primo caso non vi faro' entrare...nel secondo non vi farei uscire...v'ho avvertito eh! ah..se volete sbranarmi meglio che lo facciate su MSN silvio_3@hotmail.it o via mail ipotetico_s@yahoo.it :-) AH..CHI ENTRA E NON LASCIA COMMENTI SI ASPETTI CHE GLI SI SPEZZINO UN PAIO DI QUELLE UNGHIE CHE CURA AMOREVOLMENTE E CHE UN TACCO DI QUELLE SCARPE CARINE SI ROMPA IMPROVVISAMENTE TSE':-)) ====PORTO L'HARD (sic) SU IPOTETICO2.SPLINDER.COM=== diversifico insomma:-))